I giovani si adattano al covid: Francesco lo ha fatto!

L’ investimento in istruzione e in formazione costituisce oggi più che mai un valore fondamentale per il cittadino, uno strumento chiave per maturare una piena inclusione sociale ed economica. Con l’emergenza sanitaria, la formazione dei giovani e il loro futuro si sono imposti come argomenti al centro del dibattito politico.
In Italia la distanza tra scuola, università, tra formazione e istruzione e le forme di collaborazione con le imprese, si è andata ad allungare maggiormente a causa della pandemia e del conseguente problema occupazionale che quest’ultima ha generato. Serve un nuovo modello di sviluppo economico e sociale, in tempi brevi e che sia efficace.

Questa esperienza, ancora non terminata, ci ricorda che, nella prospettiva futura, i giovani dovranno nella loro vita di lavoro mettere in conto, prima di ogni altro fattore, la capacità di adattamento all’evoluzione del contesto di mercato di riferimento, la cui dinamica è dettata da continue dislocazioni di valore economico ed occupazionale. Per tutti lo scopo è quello di mantenere il proprio lavoro a medio-lungo termine. Per raggiungere questo scopo bisogna aumentare quelle che vengono chiamate nel linguaggio moderno “skills, in italiano competenze.
L’inglese è già considerata una lingua che deve essere appresa, non un di più, ma già un valore di base. In questo molti giovani sono in vantaggio rispetto al passato, ma restiamo un paese ancora indietro culturalmente parlando.

Ci sono delle menti pensanti anche nel nostro piccolo paese. Una di queste, ce ne sono altre, è Francesco.
Francesco Lepore, studente di informatica all’Università degli studi di Salerno non è stato con le mani in mano, e con la didattica a distanza ha trovato il tempo di progettare e realizzare il sito www.wearebalcony.com che ovviamente vi invitiamo a visitare. Con il supporto di alcuni suoi colleghi forniscono risposte e consigli agli appassionati di pc, e in generale a tutti gli appassionati di componentistica e di assemblaggio; è possibile anche assemblare il proprio PC desktop dei sogni a prezzi economici con alcuni semplici passaggi.

Francesco com’è nata l’idea?
Sin da piccolo ho sempre avuto la passione per l’informatica, passione che mi ha fatto scegliere il mio attuale percorso di laurea, e nel tempo libero ho assemblato qualche Pc. A questo punto mi sono detto. perchè non mettere il mio sapere a disposizione e magari ricavare piccoli introiti?
La pandemia ti ha aiutato in questa scelta?
Questo virus ha portato tutti noi ad avere un approccio diverso della vita. dal punto di vista mentale mi sono fatto forza e mi sono deciso a provare qualcosa di stimolante. Perdere gli stimoli è peggio di qualsiasi virus. dal punto di vista informatico, poi, la componentistica, la maggior parte proveniente dai paesi dell’est maggiormente colpiti dalla pandemia, ha portato un deficit di componenti e tutto il resto.
Da quando è attivo il sito? Stai avendo riscontri positivi?
Beh devo dire che il sito è attivo da una quarantina di giorni e sto avendo riscontri accettabili anche grazie al passaparola sui social. Spero davvero di potenziare i miei collegamenti.
E con gli studi?
Studio, anche se sto già in contatto con varie aziende. Penso che non ci sia più tempo da perdere e che bisogna sin da subito trovare il proprio sbocco lavorativo. Ci saranno delle opportunità da cogliere al volo.
Hai un messaggio da dare a quei ragazzi come te?
Questo decennio sarà diverso. Il ruolo delle nuove generazioni nella società, nell’economia e nell’istruzione sarà portante per molto molto tempo. Ognuno di noi dovrà fare la propria parte senza aspettare la soluzione dall’alto.

Pi.Si

Una storia a lieto fine: il cane smarrito e poi ritrovato.

Ibra è tornato a casa. no, Ibra non è riferito al diminutivo del calciatore svedese del Milan, ma è il nome del beagle che per più di un giorno ha girovagato tra Caposele e Teora. Si perchè appena aver scavalcato la sua recinzione ha deciso di seguire svariati velocipedisti fino ad arrivare questa mattina a Teora. Ha girato per il paese, passeggiando ancora una volta affianco ai ciclisti incontrati, lasciando tracce ovunque, senza mai fermarsi se non a ora di pranzo. Sicuramente un buongustaio.

Qui è stato notato da Martina e Federica che lo hanno rifocillato, ci hanno giocato e con amore coccolato. “Zia c’è un cane bellissimo davanti casa, si sta facendo coccolare e adesso si è addormentato”. Questa la nota vocale inviata dalle bambine alla propria zia, felici e anche desiderosi in cuor loro di adottare questo bellissimo cane. Ma Ibra ha il collare, non può essere un cane abbandonato. E poi Ibra, è socievole con le persone e giocherellone con i bambini.
Il cane si è smarrito, ha perso la direzione di casa: e la soluzione più probabile.

“Questa mattina ho visto il cane gironzolare davanti casa mia – ci dice Martina – e ho deciso di chiamare subito molti dei miei contatti per poter capire se uno di loro avesse perso il cane. Mi ha risposto Vittorio che si è reso subito disponibile per aiutarmi.
A questo punto i bambini hanno pensato di utilizzare i social per una giusta causa. Ebbene hanno condiviso il messaggio alla ricerca del legittimo proprietario sicuramente in pena.
E lì è partito il tam tam, dapprima tra i piccoli e poi tra gli adulti, una rete di segnalazioni che ha trovato il contatto del proprietario. Nel frattempo ancora una volta Ibra scappa via, stavolta direzione Conza della Campania, ma si ferma alla vista di alcuni bovini intendi a pascolare, forse torna indietro… se ne perdono le tracce nuovamente.
Vittorio – amico di Martina – ci dice : ” Ci siamo dati appuntamento per capire come risolvere la situazione del cane, ho preparato e stampato delle locandine che volevamo distribuire nel nostro paese”.

Nel frattempo Martina riceve la chiamata che conferma che il cane si sia smarrito e che ha un nome. A questo punto fortunatamente, Ibra ritornare in paese, ancora una volta da Martina, Federica e Vittorio che lo trattengono a se aspettando il proprietario.
Finalmente il cerchio si è stretto e il piccolo beagle è pronto per un presto ritornato a casa.
La conclusione ce la fornisce Martina con il piglio di una ragazza più che di una bambina: “per me questa è stata una bella esperienza, mi ero affezionata a Ibra, e sono contenta, che insieme ai miei amici, abbia potuto dare un sorriso ad una persona che ha ritrovato il suo amico a quattro zampe. Sono sincera, avrei voluto tenerlo, ma quando ho saputo che aveva un proprietario non ho perso un minuto di tempo. Mi piacerebbe – conclude Martina – giocarci, magari questa volta senza nessuna apprensione.
Eccolo il senso di comunità, questi sono gesti non scontati che vanno raccontati.
Se questa storia ha il sapore di una favola lo dobbiamo a Martina, Federica e Vittorio e ai loro familiari che hanno saputo educarli con giusti principi.

La redazione

Finalmente…!

Giovane intelligente, spesso teneva cattedra con i suoi compaesani, badando ad ottenere sempre l’ultima parola. Passava per saccentone e s’adoperava per apparire onnisciente. Lo spirito di contraddizione era in lui una seconda natura fisica, come un suppellettile sempre a portata di mano. Bastava che i suoi interlocutori si esprimessero per primi in un senso, perchè egli fosse di, parere opposto. Queste le parole del maresciallo Augugliaro nel descrivere i rapporti con Pasquale Sibilia inizialmente normali per poi diventare spigolosi, addirittura il dottore tolse il saluto al maresciallo per le differenti vedute politiche.
Il dottore Bruno Masini, per raccontare la figura del dott. Sibilia parte dalla descrizione della sua villa che rappresentava in pieno il suo carattere. Dalla porta-finestra centrale si intravedono due pianoforti predisposti in maniera tale da poter essere usati per complessi concerti. Un’ampia scalinata in marmo bianco conduceva al piano superiore ove, fra le varie stanze faceva spicco una biblioteca di tutto rispetto. Per accedervi era necessario chinarsi attraverso la porta d’ingresso. Un vezzo voluto da un antenato : inchinarsi ai libri per rispetto del sapere. Alto, elegante nel portamento, accurato nel parlare con esposizione icastica, Pasqualino Sibilia fu un re nel suo piccolo regno. […]
[…]Dedicò molto alla professione quale suprema arte medica. Non capitolò mai alle ingerenze amministrative e mutualistiche. le sue ricette, i suoi consigli, i suoi indirizzi furono sempre vergati sui ricettari bianchi. Ciò non significa che disconoscesse il bisogno di chi gli si rivolgeva nella malattia. Pediatra ed auxologo non negò mai il suo intervento ai piccoli pazienti. Nessuna ricompensa dai no abbienti: solo il sorriso del piccolo e la commozione dei genitori erano il suo onorario.
La morte avvenne a Teora il 3 dicembre 1972, nello stesso paese dove nacque nel 1913. Dalla sua morte anche la villa, che porta ancora oggi il suo nome, perse l’anima.

Il dott. Pasquale Sibilia era l’unico figlio del dottore Vito Sibilia che nel suo testamento segreto redatto nel 1932, aveva apposto la condizione si sine liberis decesserit . L’espressione indica la clausola con la quale il testatore nomina un erede disponendo che, qualora questi muoia senza lasciare discendenti, gli venga sostituito un altro soggetto. Pasquale Sibilia non aveva figli, dunque il suo patrimonio fu devoluto all’istituendo Asilo infantile con il nome intitolato al padre come previsto dal testamento. Il Comune di Teora avvertì il prefetto e la Regione Campania per procedere ai lavori dell’Asilo, con tutti i documenti previsti e con la riserva di inviare altra documentazione se necessessaria.
Nell’Aprile del 1973 il primo colpo di scena: i cugini di stirpe materna e i cugini di stirpe paterna, insieme alla moglie del dottore, Bice Caiti che rivendicava la sua qualità di erede universale, citarono il Comune reclamando la restiruzione dei beni. Nel corso del primo grado di giudizio, fu disposto il sequestro giudiziario dei beni ereditati e nel 1976 fu ammessa una consulenza tecnica d’ufficio.
Sono passati molti anni, anche a causa dell’emergenza terremoto del 1980, per arrivare alla sentenza del 1993 che ribalta la situazione rigettando le domande proposte dai cugini di stirpe materna e paterna e soprattutto quella disposta dal Comune di Teora che vedeva una “colpevolezza” nel consegnare tardivamente la domanda di costruzione presso la Regione per l’Asilo infantile. La successiva sentenza della Corte di Appello di Napoli del 1998 rigetto gli appelli e dichiarò inammissibile l’appello incidentale dal comune. Anche la cassazione confermò ciò che fu sentenziato in appello. La Suprema Corte di cassazione, in accoglimento del ricorso del Comune di Teora, cassò la riportata sentenza di secondo grado e ritenne ammissibile l’appello incidentato, tuttavia nel 2006, la Corte di Appello di Napoli, confermò integralmente la precedente sentenza del tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi e rigettando l’appello del 2003. Quando tutto sembrava chiaro nel 2013 la Suprema Corte accoglie i ricorsi dei sig. Pinto, parenti del dott. Sibilia, e del Comune di Teora dichiarando che la clausola si sine liberis decesserit non si sarebbe avverata per incapacità di procreazione pregressa o avvenuta del figlio del dott. Vito Sibilia.
Nei primi mesi del 2019 “rientra” la proposta di usocapione della signora Bice Caiti che complica ancora una volta questa complessa vicenda fino a venerdi 4 Giugno 2021 una data che finalmente chiude per sempre questo capitolo. La giunta comunale del 14 Maggio delibera l’approvazione dell’atto di transazione tra gli eredi e il comune. Schema poi approvato in consiglio comunale all’unanimità.

Dopo 48 anni di cause, appelli ricorsi in cassazione e dopo numerosi accordi mai realizzati, anche se con slancio e buona volontà da tutte le precedenti amministrazioni che lasciavano come punto irrealizzato del loro programma elettorale proprio Villa Sibilia, l’attuale amministrazione è riuscita a definire una transazione che ponesse fine a litigi e a spese legali esose per il paese. Si conclude un contenzioso che non prevede eventuali pretese e rivendicazioni.

Ma quanto vale Villa Sibilia? L’ultima stima fatta da un professionista nel 2005 del patrimonio del dott. Pasquale Sibilia è di euro un milione e quattrocentomila euro per la precisione 1.455.377,31 euro. Il comune per il solo esproprio di una parte dei terreni Area CRT ha ricevuto dallo Stato circa cinquecentocianquanta mila euro; per i più pignoli e affezionati ai numeri l’importo accantonato, per gli eventuali espropri, nelle aree dovo sono stati ubicati i prefabbricati durante l’emergenza terremoto del 1980 è pari a 544.845,00 euro .
Per sottoscrivere l’accordo bonario sono stati trasferiti agli eredi della signora Bice Caiti , all’epoca convivente del dottore e erede universale stando alle ultime sentenze, 313.000,00 trecentotredicimila euro. Dunque di gran lunga inferiore alle somme accantonate ed agli impegni assunti dall’ ente.
La signora Bice Caiti risulta anche assegnataria di due contributi ex legge 219/81 pari ad un totale di 157000,00 centociquantasettemila euro. Il comune acquisisce anche di altri terreni in contrada Gallo, contrada Pagliara e anche di terreni e proprietà nei limitrofi paesi di Conza della Campania e Laviano.

Quello che sarà della Villa Sibilia è ancora da sapere. Immaginiamo un concorso di idee, magari per rendere maggiormente partecipe una popolazione che ha visto per mezzo secolo un cancello chiuso con una spessa catena, interrogandosi continuamente se fosse possibile un giorno avere, un parco per l’intera comunità. Oggi non rinasce solo un area verde nel cuore del paese, si libera quell’anima che dal 1972 era rinchiusa negli uffici dei tribunali e nelle aule consiliari.

Pi.Si

Fonti: L. Luciani, Figli di Teora n.2 ed.photocity ; Atti amministrativi Comune di Teora

Il dono di Jessica: raccolta fondi per ragazze madri.

Riceviamo e pubblichiamo

L’associazione Te…Ora, Te..ieri, Te..sempre raccoglie fondi per ragazze madri con “Il dono di Jessica”. L’associazione vivifica il ricordo di Jessica Milano, la giovane mamma scomparsa recentemente a Teora. Da sempre in prima linea per aiutare chi ne ha bisogno, l’associazione ha promosso fra le altre attività, una raccolta fondi da destinare alla Casa Rifugio “Antonella Russo” di Ospedaletto d’Alpinolo. Una iniziativa che avrebbe promosso una visita alla struttura e momenti di riflessione condivisa, se la pandemia e le limitazioni alla circolazione non avessero preso il sopravvento. Nonostante i tanti limiti imposti, il gruppo di volontarie ha deciso di attuare il progetto e di portare a termine l’iniziativa.

“Volevamo che Jessica continuasse a vivere nel nostro operato e che la sua esperienza fosse di aiuto a tante altre giovani mamme” ha spiegato Giuliana Donatiello. “Ogni anno doniamo un piccolo contributo alla Casa Rifugio, la struttura che si occupa di ragazze madri, con cui abbiamo già dei contatti” continua. Intento dell’associazione femminile teorese è quello di supportare l’impegno della Casa Rifugio per accompagnare le donne a rendersi autonome e a ricominciare un percorso di vita in completa autonomia economica e sociale. E’ stata scelta infatti la data simbolica del 9 maggio per la consegna del contributo raccolto. L’incontro avvenuto via web ha animato l’evento online “Il dono di Jessica”, e ha visto la partecipazione della madre di Jessica, e delle destinatarie del fondo. “Abbiamo pensato alle mamme in difficoltà, e abbiamo agito in memoria della nostra concittadina, prematuramente scomparsa. Il suo ricordo ci accompagnerà sempre, così come sarà un faro per noi dell’associazione femminile, il coraggio e la forza che hanno contraddistinto questa giovane mamma”. “Inoltre -continua Giuliana -abbiamo avuto modo di conoscere la ragazza destinataria del dono ed è stato un momento particolarmente emozionante, di insegnamento e incoraggiamenti per tutte. Il messaggio più profondo è arrivato dalla madre di Jessica, che oggi si occupa di una bambina di 6 anni, e che ha espresso parole di forza e speranza per le ospiti della casa rifugio”. L’associazione promuove ogni anno la raccolta fondi. Le somme raccolte sono destinate a chi ha concretamente bisogno di aiuto. “Stiamo pianificando altri eventi solidali per questa estate, ma restiamo caute a causa del Covid. L’auspicio è quello di riuscire a diffondere il nostro messaggio di solidarietà e a fare la nostra parte in questo momento particolarmente delicato per tutti” conclude.

La Redazione

Personaggi: Pascual De Rogatis e la carriera musicale.

Per la rubrica personaggi riportiamo la storia di quelle persone che si sono contraddistinte nel Mondo e che hanno chiare radici Teoresi e Irpine.

Una singolare figura di un autentico protagonista della vita musicale argentina  dei primi decenni del 1900 è il compositore Pascual De Rogatis (Pasquale, Aniello, Salvatore) nato a Teora (AV) il 19 maggio 1880, (come risulta dal certificato di nascita dell’ufficio anagrafe di Teora, quando emigrò in Argentina vi fu un errore di trascrizione nelle registrazioni e venne indicata come data di nascita il 17 maggio 1880), da Vincenzo (di Aniello) e Filomena Forcella fu Salvatore.

Si trasferì con la famiglia in Argentina a Buenos Aires all’età di 3 anni, dove si stabilì e posteriormente realizzò i suoi studi musicali e la sua carriera in questa disciplina.
Iniziò i suoi studi di violino nel Conservatorio di Buenos Aires con i maestri Pietro Melani e Rafael Diaz Albertini. D’altro lato contò  della guida di Juliàn Aguirre in Teoria e Solfeggio e di Alberto Williams in Composizione e Direzione Orchestrale.
Rapidamente si distinse nella esecuzione del violino così come nella Composizione e nella Direzione d’Orchestra, disciplina che eseguì in forma circostanziale.
Fu professore di musica da camera presso il Conservatorio Nazionale Carlos Lòpez Buchardo di Buenos Aires, membro della Commissione Nazionale delle Belle Arti.
A differenza degli altri musicisti Argentini dell’epoca, De Rogatis non studiò in Europa, anche se aveva l’opportunità di farlo: la sua volontà era di formarsi esclusivamente di accordo con la tradizione Argentina.
Anche se si sentì influenzato nelle sue composizioni tanto per Richard Wagner come per Claude Debussy, prese come tema delle sue opere la legenda e la magia indigena così come le sue caratteristiche musicali. Ciò lo dimostra il suo Poema Sinfonico “Zupay” rappresentato il 25 maggio del 1910, per il Centenario, nel Teatro Colòn. Questa opera prese ispirazione dal libro omonimo di Ricardo Rojas (Tucuman, 1882 – Buenos Aires, 1957), scrittore argentino che ha rappresentato  uno dei valori letterari più positivi del XIX secolo, che diede ispirazione al compositore anche nei futuri lavori  “Huemac”, e “Ollantay”.

Zupay o Supay, nelle mitologie inca e aymara, era il dio della morte e re dell’Uku Pacha ed anche una razza di demone. L’Uku Pacha era il mondo sotterraneo inca. Con la colonizzazione spagnola delle Americhe, i sacerdoti cristiani utilizzarono il nome Zupay per fare riferimento al diavolo cristiano (el Diablo). Ma a differenza di quanto facevano gli europei col diavolo del cristianesimo, gli indigeni non ripudiavano Zupay, ma, spaventati da esso, lo invocavano e adoravano pregandolo di non far loro del male.

Il Zupay, uno degli esseri malvagi della mitologia popolare argentina, è il diavolo in persona, che preferisce forma umana per le sue manifestazioni, generalmente incarnato nel corpo di una bella giovane tentatrice o di un bambino ingenuo che offrono agli incauti o non credenti i loro trucchi, che finiscono con un contratto firmato col quale cedono la loro anima. Con questa opera “Zupay” pose in essere il suo compromesso con la tendenza americana, della quale fu uno dei suoi massimi esponenti. Altra opera degna di nota è “Huemac”, un dramma latinoamericano.
Si tratta di un’opera drammatica in un solo atto, ambientato nel Messico precolombiano. L’azione si svolge nella città sacra, dove l’imperatore Huemac, erede del monarca Acatl, celebra l’anniversario del suo matrimonio con la bella Xiutzal con grandi feste. Tra gli invitati arrivano alcuni sudditi del re nemico Ixcicohuatl, che entrano nel tempio travestiti da monaci, aiutato da una strega travestita da sacerdotessa, chiamata Mayabel. Questa dà al re una bevanda che annulla la sua volontà e poi inizia la sua danza, mentre Xiutzal fiuta la disgrazia e sviene tra le braccia dei suoi servitori. Allo stesso tempo, le truppe nemiche invadono il regno, saccheggiando e bruciando la città.

Ixcicohuatl sfida Huemac in una lotta mortale e lo ferisce. Nella sua agonia Huemac invoca i suoi dei e predice l’arrivo di uomini bianchi che distruggeranno il suo mondo.

Dal “Quotidiano del Sud” del 21 febbraio 2016 autore Luciano Luciani

Teora: la storia del carcere mandamentale!

Un pezzo di storia del nostro paese che va letto, studiato e divulgato o come va di moda oggi condiviso, perchè la storia è storia grazie alla ricerca e alla ricostruzione di eventi accaduti in passato.

Nella parte alta di Teora era situato il Castello Medioevale, ignota la data di edificazione, passato, nel corso dei secoli, nelle mani dei vari baroni che si sono susseguiti, di cui  i Gesualdo, i Ludovisio, e per ultimo i principi Mirelli.
Il Castello, come si vede dalla stampa pubblicata dal Pacichelli nel 1703, si presentava ancora caratterizzato dalla ristrutturazione eseguita in epoca quattrocentesca, con torri cilindriche che delimitavano un grande corpo di fabbrica che racchiudevano un cortile  interno. Il maniero fu, con molta probabilità, distrutto dal sisma del 1732. Sulle sue rovine vennero costruite nuove abitazioni private che avevano già ricomposto il tessuto edilizio dell’area. Sopravvissuti solo il maestoso portale d’ingresso in pietra, che dava su via Monte, ed una torre a pianta circolare con base a scarpata, venduta probabilmente, tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, dal principe Francesco Maria Mirelli ad Arcangelo Corona.

In questa “Torre Baronale” fu collocato, sin dalla sua costituzione, il carcere Mandamentale di Teora.

La descrizione della “Torre Baronale” la troviamo nel terzo volume “Contributi per la storia di Avellino e dell’Irpinia – La condizione carceraria nel Principato Ultra: dalla barbarie alla civiltà” di Armando Montefusco – edito dal Corriere dell’Irpinia, e precisamente nella lettera di forte denuncia che l’Arcivescovo di Conza, il 28 giugno 1857, scrisse al Procuratore Generale del Re per scuotere le coscienze: “Le Carceri consistono in una Torre la quale consiste in due stanze, una superiore ed una inferiore, che comunicano insieme mediante un’apertura larga circa 4 palmi (1 metro) quadrati e da cui mercè una scala amovibile scendesi dalla carcere superiore in quella sottoposta. La prima (superiore) è destinata per gli uomini e per le donne questa seconda. Tralasciando che le donne per calare  nella loro prigione e per uscirne debbono necessariamente passare per quella degli uomini, inconveniente certamente non piccolo, ne avvengono giornalmente ben altri più essenziali, perché per mezzo della porta che chiude malamente la buca d’ingresso, gli uomini sono  non solo in continua e non interrotta comunicazione con le donne, ma ancora spiano a tutto loro bell’agio quando le donne operano di giorno e di notte. Inoltre può ancora facilmente avvenire che non essendo la chiusura ben custodita, che anzi essendo questa sempre esposta alla malizia dei carcerati, una qualche donna legata da fune sia salita sopra ed ivi sommessa a quegli abusi di cui sono uomini corrotti capaci.”

Non è difficile  immaginare  l’ambiente malsano e disumano di questo carcere per cui agli inizi degli anni trenta, dietro pressione del giudice Regio e del Sotto Intendente di Sant’Angelo dei Lombardi, si pensò di trasferirlo in un luogo più idoneo attinente alle nuove norme in materia carceraria.

Per le nuove carceri si pensò di utilizzare due case di proprietà del Comune, una di 4 stanze di cui due soprane e due sottane situata nella pubblica piazza adiacente la chiesa di Santa Maria delle Grazie, l’altra di sole due stanze, una soprana e una sottana, poco distante dalla prima. 

Il 6 novembre 1834, dietro incarico del Comune, l’architetto Michelangelo De Blasio di Cassano presentò il progetto ed un preventivo di spesa.
Il progetto prevedeva per le due stanze sottane della prima casa, quella che affacciava sulla pubblica strada la destinazione per uso Correzionale, l’altra esposta a settentrione per uso Criminale.

Le due stanze soprane, quella soprapposta al Correzionale adibita per abitazione del custode, l’altra soprapposta al Criminale adibita per Carcere Civile. L’altra abitazione di sole due stanze avrebbe dovuto ospitare al piano terra la Guardia Urbana, al superiore il carcere delle donne.
In riferimento al carcere delle donne furono sollevate delle obiezioni circa la mancanza di una stanza per la cappella ove potessero ascoltare la Santa Messa. Entro la fine del 1840 l’architetto De Blasio apportò le modifiche richieste.

Nel febbraio del 1841 il progetto fu ritenuto regolare dal Direttore Generale delle Opere Pubbliche della Provincia e l’Intendente diede via libera alla realizzazione.
Al momento della fase operativa il progetto si scontrò con l’impegno economico che avrebbero dovuto sostenere i componenti del Mandamento e fu accantonato.

Dopo la lettera scritta dall’Arcivescovo di Conza, il 28 giugno 1857 al Procuratore Generale del Re, sulle condizioni del carcere situato nella “Torre Baronale”, per mancanza di altri locali idonei ad accogliere le carceri unica soluzione restava quella di considerare il vecchio progetto dell’architetto De Blasio rivisitandolo con quello di un nuovo progettista, il sindaco Giovanbattista Russomando diede l’incarico al Regio Agrimensore Tommaso Nicola Fiore di Teora, il quale facendo riferimento ai due precedenti progetti De Blasio presentò il suo.

Anche il progetto Fiore non andò a buon fine e nell’agosto del 1859 il Sotto Intendente di Sant’Angelo dei Lombardi conferì l’incarico al perito Ludovico Coscia di Montella.

Il Coscia ritenne che i locali di proprietà del Comune , oggetto dei precedenti progetti, non erano in alcun modo ampliabili, quindi prese in considerazione la possibilità di utilizzare tre stanze dell’ex Palazzo Baronale che erano in precedenza appartenuti alla famiglia Mirelli, ma che dal 1816 non si trovavano in catasto, quindi il Comune avrebbe potuto adattarli a carcere dopo averne appurata la proprietà.

Anche questo terzo progetto non andò a buon fine, con grande soddisfazione dell’affittuario Pasquale Corona del fu Arcangelo, il Carcere Mandamentale di Teora era ancora situato nella Torre Baronale.

Fu presa in affitto una stanza di un edificio di proprietà degli eredi di Giovanni Cassitto poco distante dalla Torre Baronale dove furono  trasferite le donne detenute, lasciando nella Torre Baronale solo gli uomini.

La situazione del carcere di Teora restava drammatica, per cui si pensò ad una soluzione più dignitosa prendendo in fitto un nuovo edificio di proprietà di Luigi Melchionna situato in Via Fossi.

Sempre nel libro di Armando Montefusco troviamo una descrizione di questo nuovo carcere tratto a sua volta da un inventario dell’Archivio di Stato di Avellino del 1894: “Il Carcere Mandamentale è situato in via dei Fossi e confina a levante e a tramontana con eredi Melchionna; a ponente con Strada Pubblica; a mezzogiorno con Stefanelli Giovan Lorenzo. Questo locale è composto di tre stanze superiori, intonaco ed imbiancatura sono in buono stato. Tre cancelli di ferro ciascuno per una stanza. Cioè due addette per carcere dei maschi e una per le femmine, e munite di corrispondenti scuri. Sono anche in regola. Si accede per mezzo di una scalinata di pietra situata all’interno la di cui porta d’ingresso è condizionata di un cancello di ferro all’esterno e di una porta di legno all’interno corredati di corrispondenti maschiature. Sul pianerottolo di codesta scalinata v sono due distinte porte, quella a destra  dell’ingresso al carcere delle donne e quella a sinistra al carcere degli uomini, ognuna è fornita di maschiatura. Le fogne sono in regola. L’astrico del pavimento delle stanze è in mediocre stato, non vi esistono giacitoi in muro, in luogo o in fissi”.

La soppressione del carcere di Teora avvenne con Decreto Ministeriale del 8 gennaio 1934.

Articolo Pubblicato il 16 Maggio 2021 su Quotidiano del Sud – Avellino – a cura di

Luciano Luciani

(Notizie estratte da: “Contributi per la storia di Avellino e dell’Irpinia” – “La condizione carceraria nel Principato Ultra: dalla barbarie alla civiltà” di Armando Montefusco – edito dal Corriere dell’Irpinia” – dall’archivio dell’insegnante Giuseppe Chirico di Teora e da Archivio di Stato di Avellino)

Siamo tutti plastic free: Teora c’è!

TEORA Si è tenuta Domenica 9 Maggio l’incontro con i volontari arrivati da vari comuni dell’Irpinia con l’intento di raccogliere e liberare dalla plastica, e dai rifiuti in generale, i boschi del paese. L’incontro è avvenuto alle 09.30 di mattina con tanto entusiasmo da parte di tutti. Una volta registrati i partecipanti, si è proceduti ad una piccola riunione per stabilire i compiti di ognuno per poi recarsi presso il luogo prescelto dal consigliere delegato all’ambiente Pietro Sibilia e dal referente dell’associazione Plastic Free Rocco Bravoco. Quest’ultimo, insieme all’altro referente Maurizio Forgione, ha ricordato come sia importante sensibilizzare le nuove generazione ricordando che non sarà possibile raccogliere rifiuti considerati pericolosi o speciali.

PLASTIC FREE L’associazione di volontariato Plastic Free onlus è nata il 29 Luglio 2019 con l’obiettivo di informare e sensibilizzare più persone possibili sulla pericolosità della plastica, in particolare quella monouso, che non solo inquina bensì uccide. Oggi con più di 550 referenti si posiziona come la più importante e concreta associazione in questa tematica.

IL LUOGO Raggiunta la strada statale 7 -precisamente in contrada Guardimanne – dall’alto del ponte, si nota l’accumulo di rifiuti che inizialmente ha lasciato perplessi anche i più ottimisti. Accumuli e accumuli di rifiuti di vario genere. Contenitori in plastica per liquido refrigerante e acidi, le immancabili buste di plastica con rifiuti di ogni genere all’interno, lattine e scatolame vario con date di scadenza dei primi anni 2000 quando il Nokia 3310 la faceva da padrone tra la telefonia mobile e non esistevano gli smartphone odierni. Per la cronaca il trentatredieci è stato ritrovato intatto tra i rifiuti confermando ancora una volta il mito di cellulare resistente agli urti e ,da oggi, alle intemperie.
LA RACCOLTA L’aspetto che più ha colpito i volontari è la quantità di vetro raccolta pari circa a 0,75 metri cubi, una quantità davvero incredibile, mentre per la plastica e l’alluminio ancora possibili da riciclare si è arrivati a quasi 1 metro cubo mentre il resto è stato classificato come indifferenziata, cioè rifiuto impossibile da poter riciclare. Oltre i rifiuti comuni sono stati ripescati dal bosco decine di pneumatici, un filtro olio per macchine agricole, un frigorifero e dei cavi elettrici, molti senza rame. Purtroppo non è stato possibile raccogliere rifiuti sanitari come siringhe e medicinali scaduti.
LA CONCLUSIONE Dopo ore di lavoro è importante anche dare un nome a chi all’aperitivo domenicale o alla dormita primaverile ha scelto di contribuire in modo importante, non solo alla salvaguardia del territorio, ma di tutto il Mondo. Questa volta vogliomo farlo facendo i nomi di ognuno di loro in ordine sparso: Teresa, Gianpiero, Vito, Rocco C., Rocco, Alice, Pietro, Maurizio, Annalaura, Gaia, Tatiana, Carmen, Maria, Claudio, Tommaso, Leopoldo, Stefano, Roberto, Francesco B., Francesco Maria Cristina e nel ringraziarli ad uno ad uno ricordiamo il prossimo appuntamento dell’associazione DOMENICA 16 a Gesualdo sempre alle ore 09.30 (vedi locandina in galleria per altre informazioni).

Un grazie particolare a IRPINIA AMBIENTE

P.Si.

#Doniamo insieme!

Abbiamo ancora bisogno di sangue”! Questo l’allarme lanciato da Piero Casale, membro del gruppo Fratres da sempre impegnato nel volontariato sociale, che aggiunge : “è di particolare importanza sensibilizzare i più giovani, che devo dire a Teora rispondono bene, anche se è necessario non abbassare guardia e insistere. La raccolta sangue andrà ad alimentare le riserve regionali necessarie per lo svolgimento di attività operatorie e terapeutiche. Per questo motivo abbiamo, nonostante le difficoltà, organizzato una nuova giornata di raccolta”.

Si ringrazia il Comune di Teora, la Misericordia e la preziosa collaborazione della parrocchia. Si invitano i cittadini a contattare i numeri presenti in locandina per prenotazioni e informazioni.

Usa l’hashtag #doniamoinsieme e condividi la locandina.

L’iniziativa di Alfredo che offre frutta e verdura!

TEORA “Se non puoi PRENDI! Offro io!” Si chiama in questo modo l’iniziativa partita da Alfredo. Un modo per venire incontro a coloro i quali vivono un’emergenza nell’emergenza, persone indigenti che spesso non riescono a comprare beni essenziali alimentari come frutta e verdura.
A ideare questo gesto di solidarietà e sensibilità Alfredo Urciolo – originario di Castelnuovo – titolare di un negozio di frutta e verdura in Largo Europa. “Mettero fino a Sabato una cassetta della frutta con alcune buste al quale interno ci saranno arance, mele, pere, ortaggi. Le persone che più ne hanno bisogno a fine giornata potranno prelevare una busta cosi da mantenere riservatezza, e preservare la propria intimità. Tutti noi siamo colpiti, ma c’è qualcuno che ha bisogno di qualche aiuto in più”
Nei nostri piccoli paesi è presente quella sorta di pudore, quella ritrosia nel fare e nel chiedere qualcosa quando se ne ha bisogno dovuta a svariati motivi: timidezza, paura di essere giudicati, orgoglio.
L’idea di fondo vuole essere ampiata, e non dovrebbe fermarsi alla fine di questa settimana.
Magari – ci dice ancora Alfredo – si potrebbero invitare le persone a lasciare una spesa “sospesa” da lasciare nella cassetta, proprio come nell’antica tradizione del caffè sospeso napoletano“.

Nel nostro mondo sempre più globalizzato nessuno di noi può essere padrone del proprio destino. Ci sono compiti che non possono essere superati individualmente, ma solo collettivamente. Quando più le individualità vengono messe al servizio degli altri, tanto più una comunità cresce.
A quanto pare Alfredo l’ha capito.
Grazie.

Pi.Si

Parità di genere? La consulta teorese si riunisce online!

TEORA Oggi 17 Marzo la commissione per le pari opportunità del nostro paese si è riunita in una conferenza multimediale – unico modo possibile a causa della pandemia che ormai da più di un anno ha condizionato le nostre vite – per affrontare i seguenti punti all’ordine del giorno:
– comunicazioni;
– programmazione delle prossime attività;
– varie ed eventuali;
A prima vista sembra una cosa semplice: uomo e donna hanno uguali diritti. Nella realtà delle cose, invece, i progressi sono lenti e i divari di genere persistono nel mondo del lavoro, a livello di retribuzioni, assistenza e pensioni. Non da meno nelle posizioni dirigenziali e nella partecipazione alla vita politica e istituzionale, dove le donne occupano ancora pochi spazi di rilievo.
La commissione per le pari opportunità ha il compito di rimuovere gli ostacoli che costituiscono discriminazione diretta e /o indiretta nei confronti delle donne con l’obiettivo di diminuire sempre più le differenze di genere favorendo la conoscenza della normativa e delle politiche riguardanti le donne.
Le donne – è emerso nel dibattito – non sono una categoria fragile da assistere o, peggio, proteggere, possono diventare una leva di rilancio strategico e un motore di sviluppo umano, sociale ed economico dell’intero Paese. Siamo ancora lontani dalla parità di genere, che vede nelle tante postazioni professionali, una percentuale bassissima di donne. E’ stato anche sottolineato come, specie in questo periodo di emergenza sanitaria, i numeri rilevati dall’Istat sull’occupazione femminile nell’anno 2020 siano drammatici: il 98% di chi ha perso il lavoro è di sesso femminile. La disparità di genere era già pre-covid una grossa criticità in Italia e in tutto il globo, ma ora la questione è precipitata ulteriormente. Le madri svolgono sempre più ruoli, spesso inconciliabili con il lavoro che abbandonano oppure riducono, ad esempio “trasformando” i contratti in part-time.
Su questo aspetto è interessante notare anche il divario tra il tasso di occupazione delle donne e degli uomini che aumenta con il numero di figli, controcorrente con il recente andamento demografico che vede da molti anni il segno meno quando si parla di nascite.
La politica ha iniziato a fare qualcosa a sostegno del principio della parità di genere in tutte le sue forme e attività, ma è importante tenere alta l’attenzione in quei territori con servizi marginali. Teora con la sua consulta e con la decennale associazione femminile vuole fare proprio questo: far valere la propria voce… quella di tutte le donne.